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Troppo facebook e doping fra i runner

Ho letto lunghi estratti del libro sul doping nella corsa amatoriale di Carlo Esposito intitolato “Inferno 2019″. Documenta ciò che di terribile avviene, avvicinando coloro che lo praticano ai pluridopati dello sport di livello assoluto.

L’autore mette in evidenza il ruolo di facebook nell’amplificare questo fenomeno. Questo accostamento non deve stupire, poiché è un contenitore utilizzato per coltivare il narcisismo patologico di queste persone. I miglioramenti delle prestazioni che si ottengono con il doping e l’abuso dei farmaci diventano un modo per acquisire status e popolarità. Facebook è lo spazio per la diffusione di questa immagine di sé.

Il doping come le truffe finanziarie si basa sul concetto d’inganno. Ho descritto come avviene nel mio libro “I signori dei tranelli”. Qui ne riporto la definizione.

Per la psicologia cognitiva “un inganno è un atto o tratto di un organismo M che ha la finalità di non far avere a un organismo I una conoscenza vera che per quell’organismo è rilevante, e che non rivela tale finalità” (Castelfranchi e Poggi, 1998, p.55). In tal senso, è un’azione che ha senso compiere solo se si è inseriti all’interno di un determinato contesto relazionale e sociale, poiché è proprio in quell’ambito che vivono i soggetti M e I per i quali la frode assume significato.

La concezione di atto a cui si fa riferimento parlando di frode riguarda essenzialmente processi consapevoli, condotti in maniera intenzionale. Infatti, l’atto del doparsi  consiste sostanzialmente in azioni che si caratterizzano in termini di volontarietà nella ricerca delle strategie di frode e dei modi per attuarle. Uno degli aspetti inquietanti e clamorosi di questo fenomeno riguarda certamente la grande rilevanza sociale dell’inganno ordito nei confronti di coloro che, nello sport di livello assoluto, ammirano questi atleti per l’eccezionalità delle loro prestazioni sportive. Ciò evidenzia un’altra componente cruciale del processo di frode: la rilevanza dell’inganno per gli ingannati. Infatti, la mancanza di conoscenza da parte degli altri, siano essi semplici tifosi o avversari, della reale condizione dell’atleta, avviene attraverso la sottrazione di informazioni indispensabili, impedendo di valutare in maniera corretta le prestazioni fornite dagli atleti dopati. In altre parole viene fatto credere il falso, a discapito del fare sapere il vero.

Infine, il processo dell’inganno comprende un ulteriore aspetto, relativo al non fare sapere all’ingannato che lo si sta ingannando. Quando si falsifica si compie esattamente questo tipo di operazione, si forniscono notizie false, con il dichiarato intento di fare credere che siano vere e si compiono azioni per convincere gli ingannati della bontà di quanto viene sostenuto.

Indipendentemente dal fatto che questi abusi riguardino il doping attuato per fornire prestazioni eccellenti alle Olimpiadi, piuttosto che quello più semplicemente praticato da atleti che svolgono attività a livello ricreativo, tutte le frodi hanno tre elementi in comune che se confrontate con quelle utilizzate da Castelfranchi e Poggi per descrivere il processo dell’inganno vengono così associate:

  • vengono svolte in maniera segreta  e questa dimensione può ascriversi al fattore denominato meta-inganno
  • violano il rapporto di fiducia fra coloro che la compiono e l’organizzazione/ambiente sportivo che ne è vittima e, quindi, si basano sul fattore non-verità
  • sono tese a determinare benefici economici e/o sociali ai frodatori e, quindi, si identificano in termini di finalità specifica.