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Contrastare l’obesità infantile

Protecting children’s rights: why governments must be bold to tackle childhood obesity

Oliver T Mytton, Claire Fenton-Glynn, Emma Pawson Russell, M Viner Sally C Davies

“La rassegna indipendente del Chief Medical Officer del Regno Unito sull’obesità infantile, ‘Time to Solve Childhood Obesity’, è stata pubblicata il 10 ottobre 2019.

In Inghilterra la prevalenza dell’obesità infantile è troppo alta; circa il 20% dei bambini di 10-11 anni sono obesi (≥95° centile nei grafici di crescita di UK90).

C’è un ampio sostegno pubblico all’azione con tre “capitoli” di un piano ambizioso delineato dal governo britannico.

Ora dobbiamo concentrarci sull’implementazione di soluzioni e la revisione indipendente richiede un’azione coraggiosa per migliorare la salute dei bambini.

Oggi, l’alta prevalenza dell’obesità nei bambini è il canarino nella miniera di carbone, un allarme precoce che le cose sono sbagliate nell’ambiente. Troppi pochi bambini hanno accesso ad alimenti sani e a prezzi accessibili e troppo pochi sono sufficientemente attivi per essere in salute. Inoltre, molti fattori ambientali contribuiscono alla salute dei bambini:

  • negozi e molti luoghi pubblici inondati da opzioni alimentari poco salutari;
  • pubblicità e sponsorizzazioni che pongono gli alimenti meno salutari al centro dell’attenzione dei giovani;
  • strade urbane dominate dal traffico, con poche opportunità di andare a scuola a piedi, in bicicletta o semplicemente per giocare ed esplorare.

Questi problemi riguardano tutti i nostri bambini. Tuttavia, non tutti i bambini ne sono colpiti allo stesso modo. I bambini che crescono in quartieri svantaggiati sono colpiti in modo sproporzionato“.

Mangiare meglio, meno, tutti

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Francia. E poi Giappone e Canada. Sono i tre Paesi dove il cibo è il più “buono” del mondo. Non per il semplice gusto, ma perché sono risultati – tra i 25 Paesi analizzati, rappresentanti oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l’87% del PIL globale – i più virtuosi nel produrre, distribuire e consumare il cibo. Sono i Paesi cioè dove l’agricoltura è più sostenibile, si spreca meno il cibo (e si adottano politiche innovative per combattere lo spreco) e si mangia in modo più equilibrato, senza eccessi e carenze, attenti alla propria salute e a quella del pianeta. La Francia guadagna il primo posto soprattutto per le sue innovative politiche contro lo spreco e per l’approccio equilibrato all’alimentazione. Giappone e Canada si collocano al secondo e terzo posto, grazie alle loro politiche in tema di agricoltura sostenibile e nella diffusione di regimi alimentari corretti ed equilibrati. In fondo alla classifica, India, Arabia Saudita ed Egitto, che si trovano ad affrontare la doppia sfida dell’obesità e della malnutrizione.

Il nostro Paese si piazza a un onorevole sesto posto. È tra i primi 10 Paesi per agricoltura sostenibile – con ottime performance per la diversificazione nel settore agricolo e la gestione dei consumi idrici – ed è il Paese europeo che segna la migliore performance per emissioni di gas serra in agricoltura. Inoltre, l’Italia è indicata tra i Paesi che stanno facendo di più per contrastare lo spreco di cibo, come dimostra anche la legge promulgata lo scorso agosto (insieme alla Francia, l’Italia è uno dei pochi Paesi ad avere una legge che affronta questo problema).

Meno positiva la performance sugli aspetti nutrizionali. In estrema sintesi mangiamo troppo: siamo il terzo Paese per ipernutrizione e al secondo posto per sovrappeso e obesità nella fascia di età tra i 2 e i 18 anni. Ci salva, però, la consapevolezza – ampiamente diffusa nella popolazione – di quanto sia importante seguire una dieta equilibrata e salutare, come la “nostra” dieta Mediterranea. Eppure, proprio quando il resto del mondo celebra questa dieta come la migliore del pianeta, i dati mostrano che i nostri connazionali la stanno abbandonando, soprattutto le generazioni più giovani.

A cura di Filomena Fotia da http://www.meteoweb.eu/2016/12/food-sustainability-index/800895/