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Bisogna ridurre lo stress quotidiano

Arianna Huffington su Repubblica.it di oggi pone l’accento sulla necessità di ridurre lo stress quotidiano derivato dal lavoro come necessità per migliorare la qualità della propria vita e mantenere una condizione di salute. A questo riguardo è bene ricordare quali sono gli atteggiamenti e i comportamenti che mettono a serio rischio la salute nonché il benessere delle persone:

  1. eccessiva competitività,
  2. accentuazione nel linguaggio quotidiano di parole chiave, senza che di ciò vi sia bisogno e tendenza a mangiarsi le ultime parole di una frase,
  3. preoccupazione di non rispettare i termini di consegna del lavoro,
  4. intolleranza verso gli altri ed i ritardi,
  5. desiderosi di ricevere rinforzi dagli altri e premi tangibili,
  6. condizione costante di allerta  fisica e psicologica che può sfociare in comportamenti aggressivi,
  7. abitualmente impazienti con persone e situazioni,
  8. poco orientati alla identificazione di obiettivi specifici, perché più orientati all’azione,
  9. sentimento di colpa mentre si rilassano o si riposano
  10. eccessivamente critici verso se stessi e gli altri.

Sono individui che abitualmente vivono la loro vita sempre con il piede sull’acceleratore e non frenano mai. Pur se dotati di molta energia, hanno sempre fretta, vanno a tavoletta e non si fermano mai. Questo è il loro problema: considerano ogni opportunità di rallentamento come una perdita di tempo, poiché hanno sempre la testa orientata sull’ostacolo successivo. L’accelerazione alla comunicazione che vi stata in questi ultimi anni grazie alla diffusione del cellulare e della posta elettronica, li ha resi ancora di più prigionieri di questo modo di vivere, poiché ora la reperibilità è h24 e ciò non fa altro che assecondare sempre di più questa fretta.

Nello specifico quali sono gli aspetti che maggiormente inficiano la loro salute? L’ambizione, l’impazienza o l’ostilità?  Ricerche longitudinali hanno rilevato che individui con elevati punteggi di ostilità, a distanza di 20 anni da questa valutazione avevano una più alta frequenza di morti dovute a problemi cardiovascolari rispetto a coloro che avevano ottenuto punteggi bassi di ostilità.

Inoltre è l’associazione fra ostilità e cinismo che sembra produrre effetti così negativi sul benessere personale. Il cinismo si spiega in termini di  sfiducia nella natura umana, negli ideali e nelle convenzioni sociali.

A conferma di questa interpretazione è stato evidenziato che è possibile lavorare in ambienti altamente stressanti, mostrare comportamenti come quelli descritti e mantenere un livello di salute adeguato. Questa condizione positiva la si può ottenere se le persone:

  1. sono impegnate non solo verso il lavoro ma anche verso se stessi, la famiglia e altri valori, evitando così di cadere in atteggiamenti cinici,
  2. sono convinti di esercitare controllo sulla loro vita professionale e privata,
  3. hanno la tendenza a considerare i cambiamenti della vita come una sfida da padroneggiare e non solo come problemi e preoccupazioni.

Promuovere il camminare: un atto di responsabilità sociale di tutti

Muoversi camminando è una delle attività umane primarie. Oggi è invece possibile vivere seduti passando da un mezzo ad un altro. Pertanto organizzazioni sportive e istituzioni pubbliche  dovrebbero promuovere un progetto comune per promuovere il camminare: sarebbe innovativo e quanto mai necessario per salvaguardare il benessere dei cittadini.

Diversi sono gli aspetti psicosociali coinvolti nella riuscita di questa idea; riguardano nella sostanza la percezione che i cittadini hanno di:

  • quanto sia apprezzabile e gratificante camminare nella loro città,
  • quali motivazioni il camminare soddisfi,
  • quanto il loro benessere globale ne esca rafforzato.

Questi tre aspetti dovrebbero giungere a costituire un unico modello integrato personale, che permetta di passare con facilità dall’intenzione di camminare (voglio farlo) all’azione (lo sto facendo).

Essere consapevoli di questi tre aspetti e della loro interazione diventa, quindi, necessario per la riuscita di questo progetto sul camminare. Sappiamo che si apprezza il camminare in città se:

  • si vedono altri camminare per andare a lavorare,
  • vi sono spazi verdi, spazi sicuri ed esteticamente piacevoli,
  • le strade sono sicure,
  • gli incidenti ai pedoni sono rari,
  • vi sono scuole dove si cammina,
  • il traffico è ridotto.

In relazione alle motivazioni individuali le persone sono orientate a svolgere un’attività che:

  • riduca lo stress quotidiano e migliori l’umore,
  • migliori il rapporto con il proprio corpo,
  • si svolga all’aria aperta,
  • si possa svolgere in compagnia,
  • rispetti i propri ritmi individuali e sia moderatamente intensa,
  • sia semplice e accessibile.

Il terzo aspetto di questo approccio riguarda la promozione del proprio benessere. Questo risultato deriva dall’interazione fra i due aspetti descritti e che si riferiscono ai criteri di camminabilità e alla motivazione. Quando questi s’incontrano l’individuo mostra un livello di soddisfazione personale superiore, che gli fornisce una percezione di benessere migliore.

Corsa e meditazione

Il runner e maestro buddista Shambhala, Sakyong Mipham vive l’attività fisica come essenziale per il benessere spirituale. In questo libro visionario e pratico, offre alcune semplici lezioni che integrano la serenità mentale con il movimento fisico che ognuno può perseguire – indipendentemente dall’età, dal background spirituale e dalla propria abilità. Il risultato consiste in un migliore stile di vita – più energia, più focus, più pazienza – che va bene per i runner, per coloro che ricercano una vita spirituale e per chiunque sia interessato a migliorare la salute e il benessere.

(http://runningmind.org/)

Sport per tutti nelle università americane

La scelta di Beverly Tatum, presidente dello Spelman College, di abbandonare lo sport business e di investire sul benessere delle studentesse attraverso la diffusione delle più svariate forme di attività fisica è senz’altro una scelta rivoluzionaria che pone al primo posto non lo sviluppo di prestazioni assolute ma la forma fisica e psicologica. Questa scelta risponde alla regola che lo sport/attività fisica è di tutti e non solo di chi lo sceglie come attività prevalente della propria vita. Credo sia venuto il momento di affermare nuovamente che lo sport è l’unico modo per condurre uno stile di vita fisicamente attivo e per combattere di conseguenza i problemi e le malattie determinate dall’assenza di movimento. E allora è meglio che la scuola promuova meno atleti ma più individui sani e attivi.

Non è un paese per i giovani sportivi

Il 2012 è finito con la politica che nei suoi programmi non parla di sport e con lo sport che si lamenta di questa assenza, senza fare null’altro. E’ una brutta notizia per tutti noi che siamo convinti che avere uno stile di vita fisicamente attivo non sia solo un passatempo ma un diritto fondamentale per il nostro benessere.  Forse il problema degli esodati viene prima, ma siamo sicuri che avere la più alta percentuale di bambini sovrappeso d’Europa sia un bel record? Mangiano male,  non fanno attività fisica e stanno troppo seduti a scuola e a casa. Negli Stati Uniti questo problema ha suscitato una battaglia condotta da Michelle Obama, non proprio una persona qualsiasi e sta dando i primi risultati positivi, giacché nelle città il sovrappeso sta regredendo. Siamo il paese con il minore numero di ore di attività fisica a scuola e lo si ignora. Devono essere tre ct delle nazionali di pallavolo, rugby e ciclismo a parlare di questa piaga italiana ma le loro dichiarazioni non hanno suscitato nessuna reazione. Il futuro dei giovani si crea anche pensando ai bambini  e agli adolescenti che lasciano non solo lo sport ma anche qualsiasi forma di attività fisica a partire dalla scuola media e non ci torneranno mai più, tranne qualcuno che seguirà il consiglio del medico che se non vuole avere ulteriori problemi di salute deve fare un po’ movimento. Noi ai nostri figli gli tagliamo le gambe sin dall’inizio della loro vita e anche per questo non siamo un paese per giovani.

(da  http://www.huffingtonpost.it/../../alberto-cei/lo-sport-e-assente-dallag_b_2381927.html)

 

Prenditi cura del tuo corpo

Ieri ho pubblicato un articolo sull’importanza di condurre una vita sana tramite lo sport. Oggi voglio riportare una frase che ci spinga a riflettere su quanto sia necessario muoversi e condurre uno stile di vita fisicamente attivo.

“Prenditi cura del tuo corpo. E’ l’unico posto che hai per vivere.”

Jim Rohn (Conferenziere e autore)

Aiutare le persone a trovare le ragioni per muoversi

Ogni giorno viene pubblicata una ricerca su quanto sia importante per il nostro benessere condurre una vita fisicamente attiva, l’ultima ci spiega che bastano poche ore di movimento la settimana per allungarsi la vita di alcuni anni (www.repubblica.it/salute)

E’ però altrettanto importante capire come promuovere l’attività fisica sapendo che in Italia fra coloro che non fanno sport in maniera continuativa:

  • 1 maschio su 2 è in sovrappeso
  • 1 maschio/donna su 10 sono obesi
  • 1 donna su 3 è in sovrappeso

 

Nuovo sito atletica leggera

Oggi a Misano Adriatico, nel corso dei Tricolore Juniores e Promesse, viene ufficialmente lanciato il nuovo sito www.iocorro.net. Si tratta di un progetto promosso dalla FIDAL dedicato al mondo del running con tanti articoli, novità sull’allenamento, la psicologia, la corretta alimentazione e video tutorial girati dagli olimpionici azzurri Gabriella Dorio e Stefano Baldini che daranno preziosi consigli per tutti, dagli atleti più esperti a coloro che vogliono iniziare a muoversi. IoCorro ha l’obiettivo di creare una vera e propria community, rivolta soprattutto ai giovani, per condividere passione per l’atletica e stile di vita sportivo. Nell’attesa del lancio del sito web, è possibile iniziare a seguire IoCorro attraverso Facebook (www.facebook.com/Iocorro), Twitter (@iocorro_net) o il canale YouTube dove è già disponibile il primo video: http://www.youtube.com/watch?v=oanY2aLZrL4

Lo sport fa bene?

Dopo la scomparsa di Morosini in molti si sono chiesti se lo sport fa bene. Di Natale ha dichiarato che ha pensato di smettere a causa dello stress eccessivo. E’ chiaro che con questa domanda si vuole parlare dello sport agonistico e non si vuole mettere in dubbio l’utilità dell’attività fisica nel favorire il benessere personale. Lo sport fa bene così come lavorare fa bene o suonare fa bene.Ciò che può essere dannoso non è l’attività in se stessa ma piuttosto come viene svolta. Lavorare solo di notte può essere una necessità ma non fa bene perchè altera il ciclo sonno-veglia e isola dal proprio contesto sociale. Lo stesso vale per i calciatori per cui giocare 11 mesi all’anno aumenta di molto il rischio di infortuni e determina livelli di stress mentale che possono diventare troppo elevati. L’esasperazione agonistica, l’estrema visibilità dei calciatori sui media, la continua concorrenza con altri compagni di squadra sono tutti fattori che logorano un giovane che non è, tra l’altro, preparato ad affrontare queste situazioni. Vi sono calciatori che non sono capaci di pagare un bollettino alla posta. Non è lo sport che fa male ma è l’organizzazione di questo mondo che non va bene, senza parlare degli stipendi che non vengono pagati per mesi nelle serie inferiori o della violenza dei tifosi.