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Pep il Grande lascia

Guardiola ha spiegato (sempre rigorosamente in catalano, non certo in castigliano): “Non è una situazione semplice per me. Mi dispiace per l’incertezza che si è creata, e se qualcuno ha messo in dubbio il mio impegno e la mia serietà negli ultimi mesi. Ma io sono stato anche un giocatore del Barcellona, questa è sempre stata casa mia e la decisione è stata difficilissima. Ma quattro anni sono un’eternità per un allenatore del Barcellona. A ottobre e a dicembre avevo già comunicato al presidente le mie intenzioni, ma non volevo dirlo ai giocatori e alla stampa, non potevo farlo, c’erano tante competizioni importanti ancora da giocare. Ma rimanere qui vuol dire essere presente ogni giorno, con grande energia per contagiare la squadra e l’ambiente, con grande concentrazione ed enorme passione. Per i giocatori ho una stima infinita, sono stato un privilegiato a poterli allenare, ho cercato di farlo con passione e impegno. Nessuno può immaginare cosa abbia rappresentato per me raggiungere certi risultati e vedere la qualità del gioco che abbiamo espresso. Ma ora devo fermarmi. Il responsabile unico della mia decisione è il tempo. La stanchezza e la fatica, ecco: quattro anni a questi livelli sono un’eternità e adesso sono stanco. La forze e la vitalità di questo club le conoscono tutti e so che continueranno alla grande. me ne vado sapendo di aver dato il massimo, ho una sensazione di pienezza. Ma a un certo punto ho capito che il mio ciclo era finito”. 

C’è tutto in queste poche frasi: riconoscenza, passione, stima, consapevolezza, senso di responsabilità, stanchezza. Poche parole per esprimere emozioni e pensieri profondi.

Divertiamoci: Sei Barcellona o Real Madrid

Divertiamoci con il test Barcellona o Real Madrid: http://www.repubblica.it/sport/calcio/esteri/2012/04/20/news/e_tu_sei_barcellona_o_real_-33641338/?ref=HRERO-1

Muoversi insieme

Si parla spesso del Barcellona quale migliore squadra del mondo e dell’abilità dei suoi giocatori nel realizzare il suo gioco attraverso l’applicazione dell’idea base “prendi la palla, passa la palla.” Vi è però anche un’altra squadra che nel 2011 ha infiammato gli animi con il suo approccio al gioco del calcio. E’ la nazionale giapponese di calcio femminile che ha vinto la coppa del mondo di calcio contro ogni previsione, servendosi di un’altra visione: “Quando una si muove, tutte si muovono.”  Questo approccio è stato guidato sul campo dalla capitana Homare Sawa, 33 anni, giocatrice di calcio dall’età di 12 anni, in nazionale dalla età di 15 anni. I giornali l’hanno definita la regista suprema. E’ lei che ispira il gioco della squadra in ogni istante della partita con la stessa intensità, compresi i minuti finali quando anche le sue compagne sembrano essere troppo stanche. Sì, perchè la caratteristica di questa squadra è sapere giocare sino alla fine e anche se in svantaggio con la stessa qualità dei primi minuti, ed è proprio questa loro caratteristica che le ha permesso di superare le squadre più famose come la Germania, la Svezia e in finale gli USA. Correre e correre tutte insieme, soprattutto quando le avversarie non ce la fanno più.  Non ultimo Homare Sawa è alta  164 centimetri contro i 168 di Messi. Forse anche per questo il New York Times ha identificato il Barcellona e il Giappone femminile come squadre dell’anno.

Il Barcellona ha di nuovo vinto

1. Il Barcellona ha vinto anche il mondiale per club. Il secondo goal è venuto dopo 90 secondi di possesso palla e 33 passaggi, tutto questo dando un’impressione di facilità e normalità. 80% di possesso palla a suo favore.
2. I giocatori del Barcellona sono sempre gli stessi, come mai non subiscono vistosi cali  di prestazione dovuti alle numerose partite; cosa che invece viene continuamente ripetuto per le squadre italiane? Essere dei fuoriclasse non implica per forza giocare bene sempre.
3. Una spiegazione: forse si divertono giocando? Forse sono così concentrati sul loro mantra “Prendi la palla, passa la palla” che non hanno altri pensieri inutili.
4. Forse quando il goal non è tutto e ci si prende del tempo per aspettare il momento per provarci, domina la ricerca della migliore posizione per prendere e passare la palla, in tal modo il tempo trascorre con un’unica idea per la mente e tutti si muovono in modo sincrono, cosicchè la stanchezza viene condivisa e 45minuti sembrano più corti e meno stancanti.                                                                                                                                                                                                                                5. In una finale di mondiale di club come si fa a pensare e, soprattutto a agire, spostando dalla mente l’idea che il goal non è tutto e che bisogna invece aspettare il momento e nel frattempo “prendi la palla, passa la palla”  in modo incessante?                                                                                                                                                                                                                             6. Il Barcellona è la dimostrazione provata di cosa voglia dire, per una squadra che gioca per vincere, essere concentrati sulla prestazione da fornire, come si gioca e non sul risultato da ottenere.

Prendi la palla, passa la palla

Uno dei principi ispiratori del Barcellona, squadra di cui tanto si parla per il suo gioco particolare e per la qualità che esprime, si può riassumere in poche parole: prendi la palla, passa la palla. Questo è il loro mantra, l’ idea del gioco del calcio, il principio su cui poi s’inserisce la tecnica individuale e la tattica di squadra, le esercitazioni in allenamento e il comportamento in partita. E’ una regola a cui i calciatori si sono autodisciplinati che hanno imparato nel settore giovanile e che continuano ad applicare in maniera raffinata anche nelle situazioni di maggiore stress agonistico. Prendi la palla, passa la palla non è solo un comportamento ma è un vero e proprio stato mentale, proviamo a ripeterlo mentalmente ci accorgeremo subito che si aprono quegli schemi mentali che ci permettono di agire in quel modo, saprò sempre cosa fare: muovermi per prendere e muovermi per dare. Come insegnamento per i giovani è decisamente positivo e efficace per costruire la coesione di gruppo. Le esercitazioni da effettuare sono pressochè infinite con o senza avversari, con uno o più avversari, con un tocco di palla o con più tocchi di palla, con pochi compagni o con più compagni. Possono giocare in questo modo principianti o fuoriclasse. In questo approccio anche il fcampione gioca per la squadra, perchè questa regola vale per tutti.

Le facce di Barcellona e Real Madrid in un minuto

http://www.fcbarcelona.com/

 

 

Pep Guardiola

Guardiola è il quarantenne allenatore del Barcellona che alla sua prima esperienza con una grande squadra ha subito vinto scudetto e competizioni internazionali; in Spagna di lui si dice che è un po’ come Cervantes, che non inventò di certo lo spagnolo ma nessuno l’aveva mai usato così bene. Tiki-taka è lo stile di gioco della sua squadra, fatto di passaggi corti che producono anche il 70% di possesso palla. Quando gli altri sono stanchi o ipnotizzati da questa miriade di scambi, i suoi giocatori sono pronti sferrare il colpo decisivo. Giungere a questo obiettivo non è facile come potrebbe sembrare a prima vista e per ottenere questo risultato Guardiola impegna duramente i calciatori. Ha idee molto chiare e non accetta consigli. Al presidente del Barcellona disse che non avrebbe avuto le palle per mettere un giovane come lui alla guida della squadra e calciatori come Ibrahimovic sono andati via perché non corrispondevano alla sua filosofia di gioco. Si può dire che sia un perfezionista positivo che però ama i suoi talenti creativi, uno su tutti, Messi di cui non smette mai di lodare il carattere e la tenacia.