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Il ruolo delle emozioni e dell’attivazione nello sport

Non è abbastanza ripetuto che le attività sportive, ma non solo loro, dovrebbero suscitare livelli elevati di attivazione fisica e mentale ed essere percepite come sostanzialmente piacevoli.

Sappiamo che molte persone si stimolano anche attraverso l’uso della rabbia e dell’ansia, direi però che non sono modalità costruttive e orientate al benessere da insegnare agli atleti più giovani. Anche i professionisti dello sport (atleti/e di livello internazionale) devono imparare a gestire i momenti di difficoltà e di pressione agonistica con lo stesso approccio, traendo piacere e non sofferenza dalla loro attività. Infatti, che senso può avere esser un atleta di livello assoluto e vivere le proprie prestazioni con paura/rabbia e una sensazione di spiacevolezza.

Troppo agonismo alla Juve?

Continua la serie non positiva della Juventus contro le squadre di media-bassa classifica. Potrebbe essere determinata da un eccesso di furore agonistico? Il legittimo desiderio di vittoria può infatti determinare livelli di attivazione fisica e mentale molto elevati che vanno a disturbare la concentrazione sul gioco e, quindi, l’esecuzione del gioco preparato in settimana. Gli attaccanti juventini non sono stati all’altezza del compito, perchè in queste situazioni in cui si deve vincere, la troppa tensione può non fare giocare come si sa: il tempo passa la palla non entra in rete e lo stress cresce, sino a trasformare un giocatore in un atleta evanescente. Questo è un peso che avverte molto di più chi deve segnare rispetto al resto della squadra. Il furore agonistico va bene, bisogna però coniugarlo con la lucidità mentale, che in questo tipo di partite devono dimostrare in particolar modo gli attaccanti.