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Be focused in high jumping

Un allenatore di salto in alto mi chiede come sia possibile migliorare la concentrazione nell’esecuzione di questa specialità. Personalmente non ho esperienza diretta di collaborazione con saltatori, comunque provo a fornire alcune idee che chiunque potrebbe seguire e poi valutarne l’efficacia.
Il salto in alto è una prove che si conclude nell’arco di pochi secondi e il cui inizio è determinato dall’atleta nei limiti di tempo determinati dalle regole del suo sport. Pertanto, è necessario che al momento dell’avvio della prestazione il movimento appaia fluido ed efficace e in quegli istanti la mente del saltatore dovrebbe essere libera da ogni pensiero ma lasciarsi portare in modo apparentemente spontaneo dal susseguirsi dell’azione motoria.
Raggiungere questa condizione mentale non è semplice e richiede un allenamento specifico. Nell’allenamento dovrebbero esserci almeno due livelli. Il primo riguarda l’apprendimento e l’ottimizzazione della tecnica di salto, si può ripetere il numero di volte necessario e alla fine si è imparato a saltare. Il secondo livello riguarda la gestione della tecnica nei momenti in cui le emozioni sembrano spaccare il cuore mentre invece si dovrebbe essere totalmente concentrati sul salto da eseguire.
Suggerisco di allenare il timing dell’azione, il saltatore ha un minuto a disposizione per effettuare il salto. Di conseguenza così come nel servizio nel tennis, nei lanci nel baseball o nel tiro a volo, anche chi salta deve avere una routine che rispecchia quel tempo o un tempo inferiore se l’atleta è pronto con un timing di 45 secondi anziché di 60 secondi. Importante che quel tempo sia sempre lo stesso e quindi il tempo scelto diventa una misura del suo livello di concentrazione e della sua fiducia.
Stabilita la routine e il timing (la sua durata) il saltatore si deve allenare a rispettarla e a eseguirla correttamente. Può svolgere esercizi a secco, senza l’esecuzione reale, allenando solo la routine e dandosi al termine di ognuno una valutazione di quanto sarebbe stato pronto a eseguire un salto. Ovvio che se la valutazione è minore di 8 su 10, qualcosa non è andato bene nella sua preparazione e quindi deve lavorare per renderla più intensa.
Questo lavoro richiede passione e consapevolezza  e dovrebbe essere accompagnato da esercizi mentali per allontanare i pensieri che ostacolano la prestazione quali essi siano, anche se  positivi (ad esempio: “Oggi mi sento proprio bene”) sono ugualmente distraenti dalla concentrazione sul compito.
Si potrebbe dire molto di più articolando un vero e proprio programma di allenamento della concentrazione nel salto in alto. Magari un giorno con qualche atleta che lo desiderasse si potrà farlo.

Self-Efficacy in track & field

Creating Confidence: The Four Sources of Self-Efficacy

Matthew Buns, Assistant Cross Country and Track & Field Coach, Concordia University, St. Paul

“Whether you think you can or think you can’t, you’re probably right.” – Henry Ford

Rarely in competitive athletics is the importance of the mind doubted. Specialists in sport psychology are often asked some variation of the question “How do I make my athletes more confident?” There are many aspects of training and competing that may shake an athlete’s confidence, from the importance of the event, to fearing certain fellow competitors, to the challenge of the race course. Coaches often wish for their athletes to simply trust in their training, but it’s not always as simple as that. The purpose of this article is to provide a blueprint for coaches to teach mental readiness and demonstrate why it can be just as critical to performance as physical readiness. A coach does not need to be a sport psychologist in order to realize how performance improves with a mental edge in track and field. In order to be mentally ready to compete and put forth an optimal performance in track and field, athletes must be confident in themselves’ and have a high level of self-esteem. Above this, an athlete must possess something more specific: a high level of self-efficacy. Self- efficacy, in and of itself, has been shown to be a better predictor of performance than just outcome expectations (goal setting) before a performance and as good of a predictor as anxiety levels (Gernigon & Dolloye, 2003). It is one of the most important, situation specific, mental aspects that a track and field coach can instill within their athletes.

Master athletes in track and field

The phenomenon related to adult and aged people’s practice is more and more increasing, specially in long distance running, but also in the various  track disciplines. A study was carried out on track and field masters, taking part at the Italian Master Championships with the aim of studying motivation, using the self-determination theory, pointing out relations between the psychological dimensions, the different age categories and the characteristics of sport career. Another goal was aimed at identifying a series of information on their sport career, such as the “sport life” and the kind of activity during their practice.

The data about the characteristics of the practice are the following:

  • 55% has been track and field young athlete, while the 40% has practiced athletics
  • 47% started this sport less than two years ago, 27,5% since 2/3 years and 15% since more that 15 years
  • 82,5% practice all the year, while 12,5% only sometimes
  • 46,3% train 3/4 times per week, while 28,8% more often
  • 51,3% train alone, while 35,3% in group and 7,5% both
  • 80% train in a track field
  • 42,5% is without a coach, while 51,3% with a coach
  • 60% don’t train in also in the gym, while 35% in a gym too

(Carbonaro, Cei, Ruscello and Quagliarotti, Atletica Studi, 2016, 3/4, 28-40)

The best athletic track in the world

Athletics Exploratorium_01

Denmark made the running track most beautiful in the world. It’s not a running track traditional, in part in the form of the outer ring. It’s what happens inside that ring that is gorgeous: the Athletics Exploratorium in Odense is a very special athletic field, combining the traditional track & field disciplines  with 12 islands for workouts allowing to develop particular skills and integrate the crossfit into the usual workout routine.

 

Tamberi was not mentally ready for the high jump final

If the words we uses communicate a psychological meaning, those expressed by Giammarco Tamberi, Italian athlete, to explain his poor performance in the final of the high jump at the Track and Fields World Championships, tell us which way this talented guy should improve.

Tamberi described his performance as follows: “The day started badly, I had not the right feeling … I’m disappointed and angry but I do not know who to blame. Usually we learn from defeats, but I still have to understand. Did the rain influence me? The rain is there for everyone, there is no excuse, others have jumped, you could do it, I do not. I do not understand what went wrong and where I went wrong … if I felt the pressure? Not really, I thought to be comfortable, I waited to race after the long trip, but nothing … sorry. ”

Tamberi takes upon himself the responsibility for its poor performance but can not explain it. For me there are three mental mistakes they have committed:

  • “I thought to be good” – An experienced athlete is not content to think but he bases his belief on the emotions he had every time he performs at the best.
  • “If I felt the pressure? Not really” – At this point three choices or you’re tired or you’re already fulfilled or you’re so stressed not to feel the tension you have. Reduced awareness of the physical and mental condition and no plan to self-regulate himself.

and finally,

  • narcissistic attitudes such as having his face half-shaved and half with a beard, let them do to Bolt, because then you have to know how to stand up with outstanding performance. Otherwise they represent the will to assert himself through a fashion and not by the will to give the best you can.

These are in my opinion the reasons for this poor performance and the improvement goals on which Tamberi should train.

The mental coaching for the ultramarathons

  • Il prossimo 28 giugno centinaia di atleti parteciperanno alla 40^ edizione della Pistoia-Abetone. Ad attenderli ci sarà un duro percorso di 50 km. Possiamo dare qualche consiglio su come affrontare al meglio questa gara?

La pazienza è la prima qualità che deve dimostrare di possedere un ultra-maratoneta. All’inizio della gara ci si deve annoiare, nel senso che il ritmo della corsa deve essere facile ma non bisogna cadere nella tentazione di correre più veloce di quello che si è programmato.

  •  In una competizione così lunga sono inevitabili i momenti di crisi. Come è possibile superarli?

Nella corsa di lunga distanza le difficoltà sono inevitabili, quindi la domanda non è tanto “se ci troveremo in difficoltà” ma “quando verrà quel momento cosa devo fare per superarlo”. La risposta non può essere improvvisata in quel momento ma deve essere già pronta, poiché anche in allenamento avremo incontrato difficoltà di quel tipo. Quindi in allenamento: “come mi sono comportato, che cosa ho pensato, quali sensazioni sono andato a cercare dentro di me per uscire da una crisi?”. In gara abbiamo dentro di noi queste risposte, dobbiamo tirarle fuori. Ogni runner in quei momenti deve servirsi della propria esperienza, mettendo a fuoco le immagini e le emozioni che già in passato gli sono state utili.

  • Malgrado le difficoltà e i sacrifici per affrontare una gara di lunga distanza, il popolo dei maratoneti è in aumento. Come si spiega questa tendenza?

La corsa corrisponde a un profondo bisogno dell’essere umano. Infatti noi siamo geneticamente predisposti alla corsa di lunga distanza e più in generale si può affermare che il movimento è vita mentre la sedentarietà è una causa documentata di morte. Sotto questo punto di vista la corsa si è tramutata nelle migliaia di anni in attività necessaria per sopravvivere agli attacchi degli animali e per procacciarsi il cibo in un’attività che viene oggi svolta per piacere e soddisfazione personale. Inoltre, oggi come al tempo dei nostri antenati, la corsa è un fenomeno collettivo, è un’attività che si svolge insieme agli altri. Per l’homo sapiens era un’attività di squadra, svolta dai cacciatori per cacciare gli animali; ai nostri tempi la corsa soddisfa il bisogno di svolgere un’attività all’aria aperta insieme ai propri amici.

  •  Cosa non bisognerebbe mai fare a livello mentale in una competizione sportiva?

Non bisogna mai pensare al risultato ma concentrarsi nel caso della corsa sul proprio ritmo e sulla sensazioni fisiche nelle parti iniziali e finali della gara. Nella fase centrale è meglio avere pensieri non correlati al proprio corpo.

  •  Chi è per lei un campione?

Chiunque sia in grado di soddisfare i propri bisogni è il campione di se stesso e deve essere orgoglioso di avere raggiunto questo obiettivo personale. Quando invece ci riferiamo con questo termine ai top runner, i campioni sono quelli che riescono a mantenere stabili per un determinato periodo di tempo prestazioni che sono oggettivamente al limite superiore delle performance umane nella maratona e che in qualche occasione sono riusciti a superare.

  •  Nella sua esperienza di psicologo al seguito di atleti partecipanti alle Olimpiadi, c’è un ricordo o un aneddoto che le è rimasto nel cuore?

Prima di prove importanti i campioni provano le stesse emozioni di ogni altra persona. Spesso le percepiscono in maniera esagerata, per cui possono essere terrorizzati di quello che li aspetta. La differenza con gli altri atleti è che invece riescono a dominarle e a fornire prestazioni uniche. Ho vissuto questa esperienza per la prima volta ad Atlanta, 1996, in cui un atleta che poi vinse la medaglia d’argento, non voleva gareggiare in finale perché si sentiva stanco ed esausto. Questa stessa situazione l’ho incontrata in altre occasioni ma questi atleti sono sempre riusciti a esprimersi al loro meglio nonostante queste intense espressioni di paura.

  • Analizzando il panorama dell’atletica italiana, si ha la sensazione che i risultati migliori arrivino da atleti anagraficamente non così giovani come ad esempio negli anni Ottanta e che il vivaio di talenti stenti a decollare. Quale interpretazione possiamo dare di questo fenomeno e come evitare l’alta percentuale di drop-out sportivo nell’adolescenza?

Nel libro intitolato “Nati per correre” di A. Finn e dedicato agli atleti keniani vengono prese in considerazioni molte ipotesi sul loro successo emerge con chiarezza che la molla principale risiede nel loro desiderio di avere successo.

“Prendi mia figlia, ha aggiunto, è bravissima nella ginnastica, ma non credo farà la ginnasta. Probabilmente andrà all’università e diventerà medico. Ma un bambino keniano, che non fa altro che scendere al fiume per prendere l’acqua e correre a scuola, non ha molte alternative all’atletica. Certo anche gli altri fattori sono determinanti, ma la voglia di farcela e riscattarsi è la molla principale” (p.239).

  •  Si può affermare che la pratica di uno sport svolga un ruolo di prevenzione rispetto a disturbi mentali quali l’ansia e la depressione?

Lo sport e l’attività fisica promuovono il benessere se vengono svolte come attività del tempo libero e per il piacere di sentirsi impegnati in qualcosa che si vuole liberamente fare.  Al contrario quando vengono svolte allo scopo di fornire prestazioni specifiche possono determinare, come qualsiasi altra attività umana, difficoltà di ordine psicologico e fisico. Direi che vale anche per lo sport e l’attività fisica la stessa regola che è valida per qualsiasi attività umana. Il problema non proviene da cosa si fa: sport agonistico o ricreativo ma da come si fa: crescita e soddisfazione personale o ricerca del risultato a ogni costo e dagli obiettivi del contesto sociale e culturale nel quale queste attività vengono praticate: sviluppare la persona attraverso lo sport o vincere è l’unica cosa che conta.

(From Runners e benessere, Giugno 2015)

How to stimulate the motivation

The American former sprinter Michael Johnson, Olympic winner of five gold medals and eight-time world champion, summed up the importance of motivation:

“My best motivation is always coming from the pure joy of running and racing, is the same thrill that I had as a child of 10 years. Have you ever met a 10 year old child sickened by what he does? You have to find their initial motivation for this reason you will become an architect. This is the secret of perseverance.”

Sport should allow the emergence of an attitude that can be summarized in the following sentence: “It’s thanks to my commitment and the pleasure I feel that I became increasingly good at what I do.” The performances motivated by an inner strength are based on the subjective perception of satisfaction coming from performing a specific task. Therefore any outside intervention to reduce this athlete’s perception will negatively affect their motivation. This is the case when the athletes perform only to receive a reward. Sport performance represents only a mean to achieve another purpose that becomes, instead, the true purpose: the young do not act for their pleasure to practice sport but to receive a specific recognition. Therefore, the external reinforcements encouraging the athletes to perform for external reasons reduce their internal motivation. The coaches should not make use of reinforcements that are perceived as most important of the same sport participation, but they should provide helpful tips to increase the athletes’ feeling of satisfaction.

If the sport results will be perceived as the result of internal factors personal, such as the ability, dedication, commitment rather than external factors (luck, limited ability of opponents, refereeing decisions in favor) they are associated with personal satisfaction and pride.

The external reinforcements that an athlete receives however can also play a positive action. For example, children who have not yet had an experience sports or with adults who have reduced sports experience. In this case external reinforcements for the supply of sports equipment or gadgets, or social support derived from practice are elements that encourage participation. The same applies to the financial rewards obtained by high-level athletes in recognition of their sporting value.

Every coach knows that the goal setting  is essential to enhance the motivation and improve the performances. In this regard:

  • Working on goals defined and accepted helps to improve the overall atmosphere and the emotional climate of the workout. You get a reduction of problems related to delays, laziness and lack of group discipline.
  • Athletes, even the youngest, strengthen more and more their autonomy and learn to take responsibility for their choices. in this case  it’s increased  the determination to achieve the objectives and to maximize the individual potential.
  • The coaches leadership is accepted by the athletes through the increase of their personal credibility.

Finally, despite the importance played by goal setting in increasing the performance, there is also another reason that  it makes it necessary on the part of the athlete. In fact, if the sport and competition have a social value, so each individual has the right to succeed. Certainly in the sport of absolute level, the struggle for success is for the podium and who can aspire to this kind of result is aware of the difficulties he/she will meet along this road. Then there is the success of all of those who have set their goals properly and are committed to achieving them. Every person involved in the sport has the responsibility to reach the personal success. It’s the case of those who want to run a marathon in 4 hours, if they reach this result they won their race.

The observation of children engaged in sports activities not organized by adults should teach adults something very important: if they do not reach the goal they have set themselves, they lower the level, learning from mistakes and trying again and again. After a series of adjustments and tests the success is guaranteed. The opposite happens when instead they are successful, they increase the level of difficulty. In other words, this means that almost spontaneously the young people change their goals by moving them to the limit of their capabilities. The mistakes are used as an integral part of the learning process and they are not perceived as a failure.

Italy without sense of belonging: 3 sports, 3 stories

Today I read three news coming from different sports, they seem to have a common denominator, reflecting the shortage in our country of the sense of belonging.

  1.  The first concerns Alessio Cerci, young football player of Torino going to play with Atletico Madrid, champion of Spain. So another young Italian footballer leaves our country (as Verratti, Immobile, Balotelli and others) without that some clubs has done everything is possible to keep him. Certainly he will be very satisfied, like the others, for the chance to play in one of the European strongest team and for the salary but I remain convinced that a country that wants to be successful should retain talent rather than let them go. We can say that our clubs habe not done the war to have the best.
  2. The second concerns the Italian volleyball team that lost in the opening match of the world championship 3-1 against Iran. Italy has appeared unmotivated and not very aggressive, this led to a percentage of embarrassing mistakes. Iran has shown the opposite attitude and deserved the victory. You can win or lose a game, but after months of work you cannot begin an important match with the attitude of one who is destined to suffer. Italians thought of winning easily? I do not think, they had already lost against Iran. In the field they have not had a leader capable of keeping the team united and aggressive, making them feel the importance of  the that match. Attitudes should be obvious by now; the players should know very well how to deal with these negative moments and stimulating each other a sense of belonging.
  3. The third concerns Daniele Meucci, winner of the marathon to the last European Championship. To continue to study, gave 60 engineering exams in five years, and runs 180km a week. At university, he never said it was in the national team, because they probably would not understand, and he runs out in the morning at 6 am and then again in the evening up to 20, with the caretaker of the camp that complains to him because he would like to close the track before the scheduled time. Another example of how Italy does not help the sport, there is no sense of community with athletes and it’s not stimulated even in this case, the sense of belonging. And rightly Meucci says, “I’ll do the engineer: athletics goes, life remains.”

In the Italian sport the women are winning

Italian sport is increasingly dominated by women, tennis, fencing, swimming, athletics are an example. It ‘s a phenomenon that reflects what happens in society, in fact even at school the girls perform better than boys and at work is increasingly difficult to limit their success. It’s time that happened, finally 50% of the world is no longer excluded.

The new scandals on doping in track and field

Business and track and field are the same rules: it’s not only sufficient to be the fastest, you need to have ethic behaviors. The last doping cases teach us, read more on http://huff.to/12VdYSC