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L’ attività giovanile e la formazione degli allenatori

Il Seminario offrirà una panoramica delle più recenti ricerche nel campo dell’allenamento dei giovani atleti. In modo particolare verranno illustrati due modelli utilizzati per favorire un maggiore coinvolgimento ed assicurare il massimo impegno dei giovani nelle attività sportive: il Personal Assets Framework (PAF) e il Developmental Model of Sport Participation (DMSP).
Proprio quest’ultimo Modello, che mira allo sviluppo dei tre obiettivi tipici dei programmi per le attività giovanili, ossia Prestazione, Partecipazione e Sviluppo Personale, sarà protagonista del prossimo numero della Rivista della Scuola dello Sport con un approfondito Articolo.
Durante la giornata, si analizzeranno le tre componenti fondamentali di questi Modelli: le caratteristiche delle attività da svolgere, le competenze gli allenatori ed il contesto operativo.

Riguardo la formazione degli allenatori, verrà indicata come utile una prospettiva che metta al centro le relazioni interpersonali come strumento necessario per sostenere una partecipazione a lungo termine da parte degli allievi.

Il Relatore principale del Seminario è il Prof. Jean Cotè della Queen’s University di Kingston (Canada), il quale, per mezzo dello “Sport Psychology PLAYS Research Group”, da lui fondato e finanziato tra gli altri anche dalla English Football Association, svolge costante attività di ricerca sui fattori psicosociali che influenzano la performance e la partecipazione nell’attività sportiva, con particolare attenzione al contesto giovanile.
Il Docente rappresenta sicuramente un punto di riferimento in campo Internazionale per tutti gli studiosi ed i tecnici che si occupano di allenamento giovanile e della formazione degli allenatori.

Per l’allenatore è importante valutare le proprie esperienze professionali

Un fattore importante per il miglioramento del lavoro dell’allenatore riguarda la sua abilità nel valutare la sua esperienza professionale e consiste nel riflettere sulla propria attività, ponendo l’accento in particolare sulle interazioni con l’atleta o la squadra in allenamento e in gara. L’allenatore deve valutare l’efficacia e l’efficienza del suo lavoro, le reazioni dei suoi atleti, deve analizzare le difficoltà che incontra, come le ha affrontate e quali soluzioni ha sperimentato.

Questa attività deve essere portata avanti nel tempo in modo costante, focalizzandosi su quanto avviene durante le sedute e in gara. Non è quindi un impegno episodico o che si svolge perché si deve risolvere un problema, non si prefigura come un’attività di pronto soccorso, deve invece essere parte del modo di agire abituale. In tal senso l’allenatore è un facilitatore, poiché favorisce la creazione di un clima adatto a svolgere al meglio l’allenamento,  sviluppando negli atleti la voglia di gareggiare e una mentalità vincente. Il tecnico non può fare a meno di riflettere sulla sua esperienza professionale e deve essere consapevole:

  1. delle decisioni che prende,
  2. di quali sono i parametri che gli permetteranno di sapere che l’allenamento è stato efficace,
  3. di cosa si aspetta dagli atleti in relazione alle esercitazioni che svolgono,
  4. delle difficoltà che potrebbero incontrare e le soluzioni da adottare,
  5. di come affrontare le competizioni e come valutarne i risultati,
  6. di avere un piano per affrontare imprevisti e eventi inattesi,
  7. di cosa distingue una stagione di successo da una insoddisfacente,
  8. di come potrebbe gestire i momenti difficili che inevitabilmente si presenteranno,
  9. del modo in cui affronta gli stress connessi alla professione di allenatore,
  10. di come si rapporta con lo staff e con la dirigenza.

Convinzione diffusa: Il riscaldamento serve a non farsi male

C’è molta confusione fra gli atleti in relazione alla funzione del riscaldamento.

Per alcuni serve a non farsi male.

Per altri è da fare sul serio solo prima delle gare, ma in allenamento non lo eseguono mai in quel modo.

Per quasi tutti è una fase piuttosto noiosa in cui si prepara per cominciare subito al massimo.

E’, spesso, considerata come un’attività scolastica che si esegue senza convinzione e con poco impegno mentale.

Ad esempio, quasi nessun ragazzo arriva espirando durante la fase di allungamento dei muscoli.

Ricordiamoci che il prima determina il dopo. Quindi cattivo allungamento corrisponde a un limitato allungamento e ridotta distensione dei muscoli, con tutto ciò che di negativo deriva se questa impostazione si ripete nel tempo.

 

La tattica negli sport

La tattica è un fattore essenziale di successo in molti sport e non solo in quelli di squadra. In sintesi consiste nel fare la cosa giusta al momento giusto e quindi richiede timing, precisione, consapevolezza e rapidità. Competenze che gli atleti devono sviluppare altrimenti si rischia di fare la cosa giusta nel momento sbagliato o anche di agire in modo confuso e dominato dall’ansia di prestazione.

La tattica è costituita da un insieme di fattori che portano all’azione sportiva:

  • Avere obiettivi di prestazione specifici e adeguati alle richieste della situazione sportiva in cui si gareggia.
  • Conoscere le proprie capacità e competenze, conoscere le probabilità di successo e di rischio.
  • Sviluppare una consapevolezza situazionale, percepire e analizzare le situazioni, scegliere fra alternative e servirsi delle proprie intuizioni.
  • Cambiare rapidamente il proprio piano di azione, nel caso non produca gli effetti aspettati.
  • Agire sostenuti dai pensieri e dalle emozioni.

 

La cultura della tenacia

Lo sviluppo della tenacia è stato spesso considerato come un fattore strettamente individuale ed è stato poco studiato per comprendere in che modo un’organizzazione sportiva manifesta la propria cultura della tenacia e come questa favorisca l’approccio degli atleti.

L’articolo di Eubanks, Nesti e Littlewood (2017), A culturally informed approach to mental toughness development in high performance sport, IJSP, 48, 206-222, fornisce alcune risposte a questo tema.

Gli autori hanno svolto un’analisi critica della letteratura su MT in relazione alla definizione e concettualizzazione di questo costrutto. In particolare è stato poco indagato come ambiente, cultura e contesto impattano sulla formazione della tenacia, non considerano che l’atleta è inserito in un ambito sportivo che segue regole e sistemi propri.

La tenacia è l’abilità a raggiungere gli obiettivi personali in situazioni di stress determinati da un numero ampio di stressor (Hardy, 2014).

La psicologia è stata spesso criticata per la sua ridotta attenzione all’ambiente in cui vive l’atleta. La cultura può essere vista come quell’insieme di forze nascoste che coinvolgono valori, credenze e tradizioni che esercitano un soft power che incornicia la pratica quotidiana, le strategie e la filosofia di un gruppo. Quindi quale cultura sportiva vogliono affermare i dirigenti e gli allenatori nei confronti dei loro atleti?

Weinberg et al., (2011) evidenziano sulla base di 10 allenatori-capo di associazioni di atletica, ad esempio, che l’allenamento fisico impegnativo, un clima psicologico incoraggiante e un ambiente che sviluppa la consapevolezza in relazione alla tenacia e opportunità di apprendimento sono fondamentali per lo sviluppo della tenacia.

Gli autori spiegano che l’ambiente migliore per costruire MT è quello in cui vie una cultura stimolante e sfidante e dove la responsabilità individuale viene enfatizzata in ogni attività. Inoltre vi deve essere una stretta connessione con l’etica del lavoro.

 

Come l’ambiente influenza i nostri bambini

Le problematiche connesse all’attività sportiva ( e non solo, pensiamo alle baby gang) dei bambini hanno da sempre sollecitato gli psicologi. A questo riguardo voglio ricordare che il tema non è solo di questi anni ma che già nel 1980 Rainer Martens scrisse un capitolo che s’intitolava “Kid sports: A den of iniquity or a land of promise?”. A conclusione, per spiegare quanto l’ambiente può influenzare un giovane ha riportato queste parole, che anche continuano a essere attuali.

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Fornire feedback sull’impegno è decisivo per l’apprendimento

Fornire feedback in modo continuativo sull’impegno in allenamento è un aspetto decisivo per favorire l’apprendimento. Gli atleti devono essere consapevoli di quale sia il grado d’impegno che devono impiegare durante le esercitazioni più significative di ogni seduta di allenamento. Le ragioni per cui non bisogna impegnarsi in modo appena sufficiente sono le seguenti:

  • favorisce gli errori tecnici
  • determina una concentrazione ridotta sul compito da eseguire
  • riduce la motivazione intrinseca
  • costringe l’allenatore a fornire sempre le stesse istruzioni tecniche poiché gli atleti commettono spesso gli stessi errori e migliorano lentamente.
  • determina un’abitudine a considerare il miglioramento come qualcosa molto difficile da ottenere
E’ responsabilità dell’allenatore:
  1. stimolare l’impegno in modo continuo
  2. accettare che gli atleti proprio perché s’impegnano con molta intensità possano commettere errori tecnici
  3. riconoscere per primo l’impegno e in seconda battuta gli aspetti tecnici
  4. stimolare continuamente negli atleti la convinzione che il miglioramento è determinato dall’impegno personale
  5. insegnare a essere consapevoli che i propri limiti tecnici e motori si scoprono solo allenandosi con intensità e motivazione
  6. insegnare a essere soddisfatti del proprio impegno, anche se non sempre determina la qualità della prestazione
  7. insegnare a essere consapevoli che la qualità della prestazione dipende comunque dall’impegno e che non basta il talento per essere bravi
  8. insegnare, negli sport di squadra, che l’intensità è una risorsa collettiva a cui nessuno dovrebbe sottrarsi e che ognuno deve alimentaria nei compagni
  9. sottolineare ancor prima degli errori tecnici l’eventuale mancanza d’impegno
  10. spiegare quali sono i comportamenti che mostrano gli atleti che si allenano con intensità e che vuole che loro mostrino in allenamento

 

 

 

Nuove proposte per lo sviluppo dello sport fra i giovani

Aspen Institute propone un modello di sviluppo della pratica sportiva nei bambini e negli adolescenti basato sulle più recenti ricerche in questo ambito che ha lo scopo di incrementare il loro coinvolgimento nello sport. Intende cambiare la cultura sportiva centrata sull’avviamento precoce a un’unica disciplina sportiva e propone la validità di un approccio multi-sportivo anche per coloro che intraprenderanno la carriera sportiva. Questa iniziativa ha anche lo scopo di aumentare il numero di praticanti in modo continuativo che negli ultimi anni si sta riducendo in modo significativo. Il progetto, elaborato insieme alle più importanti organizzazioni sportive e aziende dello sport, si chiama Project Play – Reimagining Youth Sport in America.

 

Fig. 6 Physical activity has long lasting benefits that affect all aspects of a child’s life and last into adulthood. (Courtesy of Aspen Institute Project Play) [Citation]