Archivio mensile per marzo, 2021

L’importanza della routine

La routine previene un decremento della prestazione dopo una pausa [Warm-Up Decrement, WUD].

Questo decremento è particolarmente evidente negli sport in cui vi sono delle brevi pause di gioco, al termine delle quali gli atleti devono immediatamente fornire prestazioni di elevato livello.

Ttime-out negli sport di squadra:

  1. Spesso dettato non solo da motivi tecnici, ma dall’intento di bloccare una fase di gioco favorevole degli avversari. Queste pause determinino una riduzione di attivazione, che si manifesta attraverso una perdita temporanea di quella condizione interna ottimale che consente di fornire una prestazione efficace.
  2. L’atleta prima di riprendere il gioco deve riadattare il suo sistema interno e la sua attenzione alle esigenze della prestazione in modo da essere nuovamente pronto a rispondere.

Il riscaldamento migliore è quello che comprende gli elementi critici della prestazione da eseguire.

Indicato nella preparazione all’esecuzione di abilità closed in cui è presente un grado elevato di stabilità ambientale e l’atleta si può preparare con attenzione a selezionare la risposta e a eseguirla.

E’ stato evidenziato che gli atleti esperti, rispetto ai soggetti di livelli inferiori, dedicano alla routine più tempo

Atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi:

  1. nella lotta gli atleti che hanno vinto una medaglia attuano in modo sistematico specifiche routine pregara per tutta la durata del torneo olimpico, mentre coloro che nella stessa squadra statunitense ottengo risultati inferiori se ne sono serviti in modo molto meno continuativo (non la effettuavano prima d’incontri che consideravano facili o poco impegnativi)
  2. nei nuotatori le loro routine sono distinte in due parti, la prima dedicata al piano di gara e la seconda alla sua realizzazione.

Motivarsi con Renato Villalta

Renato Villalta Con la nazionale di basket ha disputato 207 partite, al 7º posto nella classifica delle presenze e realizzato 2265 punti, 3º assoluto fra i marcatori; ha partecipato alle Olimpiadi di Mosca del 1980, vincendo la medaglia d’argento, dopo la sconfitta in finale 77-86 con la Jugoslavia. Nel 1983 in Francia, a Limoges, ancora con la Nazionale conquista la medaglia d’oro ai campionati Europei e la medaglia d’argento ai Giochi del Mediterraneo. Nel 1984 si classifica al 5º posto, insieme ai compagni di Nazionale, alle Olimpiadi di Los Angeles. Nel 1985 guadagna ancora una medaglia ai campionati Europei di Germania: vince infatti il bronzo dietro URSS e Cecoslovacchia. L’anno seguente, ai mondiali di Spagna, si piazza al sesto posto.

Perchè dovrei allenarmi mentalmente?

Molti atleti e allenatori ancora non capiscono questo semplice concetto.

“Per allenamento delle abilità psicologiche ci si riferisce alla pratica sistematica e costante delle abilità psicologiche o mentali allo scopo d’incrementare la prestazione, aumentare la piacevolezza, o raggiungere livelli elevati di soddisfazione nello sport e nell’attività fisica.”

Molti hanno invece una concezione basata su:

  1. Al talento non serve
  2. per ora non ne ho bisogno
  3. Non fa per me
  4. Dovrei avere solo un po’ di fiducia in più
  5. L’importante è l’allenamento
  6. Sono cose che s’imparano gareggiando
  7. Mi serve un solo fare esperienza
  8. Ho già un allenatore che mi dice cosa fare
  9. C’ho provato e non è servito
  10. So già cosa devo fare

 

E- Sports: stress e videogiochi

Nel corso del secolo scorso in psicologia dello sport lo stress è stato uno dei principali argomenti di studio.

Una delle definizioni più citate è di Selye (1956), che definisce lo stress come “una risposta non specifica, di attivazione esibita dall’organismo quando deve affrontare un’esigenza imprevista o adattarsi a una novità disorganizzante”. Si è compreso molto sull’influenza dello stress nella prestazione sportiva, poco si conosce invece su ciò che accade in una prestazione e-sportiva.

La più recente systematic review sullo stress nei gamer viene dall’Università di Lipsia (Leis & Lautenbach, 2020), che raccoglie 17 studi sullo stress negli e-sports. Lo stress deriva da:

  • fattori interni – età, genere, esperienze precedenti
  • fattori esterni – ambiente di gioco, presenza di pubblico, risultati di gioco

Lo stress negli e-sports va monitorato in 3 diversi momenti: baseline (condizione di riposo), competition (l’evento) e post competition (post evento). I livelli di stress e attivazione a seconda del tipo di videogioco e se si tratta di una sessione competitiva o non competitiva.

Per approfondire leggi l’articolo completo di Emiliano Bernardi su  Horizon Psytech & Games

 

Calcio e autismo

Sono poche le ricerche condotte sul tema calcio e autismo, di seguito gli studi sui giovani con ASD presentati in un articolo di Vetri e Roccella (2020). On the Playing Field to Improve: A Goal for Autism. Medicine, 56.

Hayward et al. (2016) hanno indagato su un gruppo di 18 bambini con ASD (7-11 anni) che hanno partecipato a un community-based program di 16 settimane  Gli autori hanno valutato i risultati dell’attività fisica come le abilità pre e post-calcio, la frequenza dei partecipanti e la soddisfazione dei genitori. Lo scopo del loro programma di calcio era di insegnare ai bambini con ASD le abilità di base del calcio, dando loro l’opportunità di divertirsi e interagire con i coetanei. I risultati hanno supportato la fattibilità e l’efficacia di un programma di calcio perché evidenziando miglioramenti nella precisione dei tiri e nell’agilità sulle 15 yard. La soddisfazione generale dei genitori è stata molto buona e percepivano i loro figli come più attivi e divertiti nel giocare a calcio

Calcio Insieme è un progetto promosso dalla Fondazione Roma Cares (una Onlus legata alla AS ROMA e all’ associazione sportiva Accademia di Calcio Integrato). Cei et al. (2017) hanno reclutato 30 bambini con ASD (6-13 anni) per studiare gli effetti di un programma di allenamento basato sull’insegnamento del calcio. Tutti i bambini sono stati sottoposti alla valutazione motoria quantitativa iniziale e finale. Gli autori hanno utilizzato un approccio qualitativo per valutare le competenze psicosociali all’inizio e alla fine del periodo di allenamento attraverso interviste con i loro genitori e insegnanti dei giovani. I risultati hanno dimostrato che i genitori e gli insegnanti hanno percepito che la maggior parte dei bambini con ASD hanno migliorato le loro abilità psicosociali e comunicative. Le abilità motorie valutate quantitativamente hanno mostrato un miglioramento significativo nei sei seguenti test su dieci: camminare tra i coni, correre tra i coni, rotolare sul tappeto, saltare in alto (tre ostacoli di 20/30 cm), afferrare (cinque lanci da 1 a 5 m di distanza dall’istruttore) e rimanere in equilibrio sulla medusa [64].

Un terza ricerca è stata condotta da Chambers e Radley (2020) che hanno usato un approccio diverso. preferendo un intervento mediato dai pari per promuovere l’acquisizione di abilità in bambini con ASD. Gli autori hanno selezionato tre studenti maschi con autismo (rispettivamente di 11 e 12 anni) e hanno istruito una peer interventionist di 14 anni comune per tutti e tre i partecipanti. Le abilità calcistiche valutate erano il lancio, il calcio e la difesa. Durante le sedute di allenamento, il coetaneo spiegava e dimostrava le abilità calcistiche ai bambini con ASD e dopo l’esercitazione forniva istruzioni tecniche per correggere gli errori. Al termine dello studio, i tre partecipanti hanno acquisito rapidamente le abilità di calcio allenate e l’accuratezza nella esecuzione delle abilità persisteva nel tempo, in assenza di qualsiasi intervento da parte del compagno.

Il ritiro di Prandelli dal calcio

Juventus è vittima dei successi

La Juventus sembra vittima dei suoi propri successi (9 campionati consecutivi vinti). Quest’anno la squadra ha cambiato diversi giocatori ma quando si entra in un club con questi risultati alle spalle, si può tendere ad assumere una mentalità arrogante, centrata sui risultati del passato prossimo, ma che non appartiene al presente.

In questo modo, si può giocare una partita con un approccio mentale che tende ad aspettare l’inevitabile risultato positivo, la vittoria. Questo approccio può anche spiegare gli errori di superficialità commessi da Arthur contro il Benevento e da Bentancur in Champions League che hanno regalato un rete agli avversari.

Un primo errore tipico dell’arroganza risiede nella condizione che le regole normali per questa squadra non sono valide. I successi degli anni passati possono accecare la squadra, potandola a credere che una soluzione vincente è comunque sempre disponibile.

Un secondo errore di questa mentalità è la fiducia nelle proprie capacità di risolvere le partite. E’ certamente una convinzione positiva ma solo se si accompagna con l’impegno necessario altrimenti resta solo una speranza ottimistica.

Un terzo errore di questa mentalità arrogante risiede nelle spiegazioni fornite dall’allenatore, Andrea Pirlo, che interpreta, almeno pubblicamente, questi risultati negativi con alcuni errori di singoli giocatori. E’ ovvio che ci sono stati ma in una squadra questi errori di mentalità dei singoli si manifestano quando manca la coesione di squadra sull’impegno con cui affrontare le partite. Sono mancati i giocatori-leader che devono mantenere i livelli di focus elevati durante la partita senza che il gioco diventi impulsivo e troppo rapido.

Congresso Europeo Psicologia dello Sport

Per riflettere su vincere

L’unico modo di sviluppare una mentalità vincente è quello di vincere. Non dico che dobbiamo cominciare a vincere perché già vinciamo, ma dobbiamo vincere sempre di più (Julio Velasco).

La più grande difficoltà che ho avuto coi miei giocatori nella mia carriera è tradurgli nell’allenamento la difficoltà della competizione. Io gli chiedo di fare certe cose in una maniera non perché piace a me, ma perché altrimenti loro troveranno un avversario che non gliele farà fare. Nel basket le cose devono essere fatte con uno grande e grosso come te che ti spinge quando tocchi la palla. Le cose devono essere fatte con diecimila persone che ti insultano. Le cose devono essere fatte con un arbitro che magari non vede. E allora ti devi abituare a queste cose in allenamento, non puoi chiedermi 10-15 partite per capire com’è la vita (Ettore Messina).

È un problema di auto-esigenza. Io credo che posso essere allenatore se lotto per stimolare l’autoesigenza. Se io allenatore riesco a convincere 3 dei miei 10 giocatori a essere autoesigenti con sé stessi e con i compagni, io lì ho vinto. Non alleno più. Io mi metto a guardare, e la macchina va da sola. La nostra lotta non è cambio di direzione, schema 1 o schema 3. La nostra lotta è che i nostri giocatori arrivino al punto in cui, sotto grande pressione, si passino la palla uno con l’altro (Ettore Messina).

Dobbiamo smetterla di considerare la furbizia una virtù e l’arrangiarsi un’arte: il perfezionismo deve battere il nostro pressappochismo radicato … La motivazione è come la forza: non è mai uguale per nessuno. Ma come la forza, anche la motivazione può essere allenata, e il modo più efficace per farlo è non adagiarsi troppo sugli allori (Arrigo Sacchi).

Far vincere una squadra non è questione di quanto grande sia il giocatore o i giocatori. Devono tutti essere disposti a sacrificarsi e a dare qualcosa di se stessi, pur di diventare campioni (Phil Jackson).

Lo spirito, la voglia di vincere, e la voglia di eccellere sono le cose che durano. Queste queste sono molto più importanti degli eventi che accadono (John Wooden).

Un campione ha paura di perdere. Chiunque altro ha paura di vincere (Billie Jean King)

IJSP 2° Special Issue: 50° Anniversario

2° SPECIAL ISSUE 1970-2020

50 YEARS OF THE INTERNATIONAL JOURNAL OF SPORT PSYCHOLOGY

Guest Editors: Sidonio Serpa, Fabio Lucidi, Alberto Cei

Fifty years with the International Journal of Sport Psychology.

From the history of sport psychology to its actual pathways

ALBERTO CEI, FABIO LUCIDI, SIDÓNIO SERPA

Fifty years after its appearance as the very first journal specifically com- mitted to sport psychology, the International Journal of Sport Psychology (IJSP) is today a well reputed and well established scientific journal. Aimed at both researchers and practitioners, the papers published are often not just of academic interest, but also have practical applications too.

After the first special issue looking back at the history of sport psychology, with this second issue we are interested to reflect about contemporary sport psychology and the actual role of the IJSP as a peer reviewed journal publishing and circulating research findings and theoretical speculation from sport psychologist over five continents (both scientists and practitioners) to learn from and build upon.

The aim of this second special issue is than to underline how the historical background showed in the previous issue leaded sport psychology toward actual pathways, focusing on some new trends of research, as well as on the reorientation of some classic topics according to the society changes. Through the contribution of some invited scholars, the present issue would make a point trying to understand what changes sport psychology is facing, or has to face, in relation to some main issues.

Youth sport research: Describing the integrated dynamic elements of the personal assets framework

JEAN CÔTÉ, JENNIFER TURNNIDGE, ALEX MURATA, CAILIE S. MCGUIRE and LUC J. MARTIN

This critical review of the youth sport literature provides a guiding framework to inform future studies and interventions aimed at understanding or manipulating mechanisms proposed to explain youth athlete development. A global vision of ath- lete development is presented through the interactions of three dynamic elements: (1) appropriate settings, (2) quality social dynamics, and (3) personal engagement in activities. These elements are further broken down into individual layers, extending proximally to distally with layers positioned closest to an athlete having the most immediate impact. Given the correct arrangement, these dynamic elements work in concert to foster immediate, short-term, and long-term outcomes related to develop- ment in sport. We provide a detailed description of each dynamic element and include example literature associated with each of the subsequent layers.

50th years of research on doping prevention. A narrative review of tracks and perspectives.

FABIO LUCIDI and ANDREA CHIRICO

While the use of Performance-Enhancing and Aesthetic Substances (PAES) has been observed for thousands of years, doping has been conceptualized and regulated only in the modern era. The aim of the present study was to review the doping prevention theme in a narrative manner. The theoretical and research considerations presented in this article overall are guided by the assumption that doping behavior partly depends on the dynamic interplay between a set of individual factors, its environment, and the goal that guide the intentional behavior. Relatedly, this article introduces the general hypothesis that these forms interplay between socio-cognitive variables of particular importance in contributing to the scientific understanding of doping use, as they might help accounting for individual differences in doping intentions and doping use. In doing so, there are described theoretical and research frameworks that indirectly support this general view, and subsequently, is addressed the value of a focus on doping research. Finally, there are reported different research programs that have been tried to find empirical support to the hypothesized linkages between intervention, their efficacy and doping use in various sport contexts.

Exercise psychology meets public health: Avenues on health enhancing physical activity

MARLENE N. SILVA, CATARINA S. SILVA and ANTÓNIO L. PALMEIRA

Across its many different forms, physical activity (PA) has multiplicative health, social and economic benefits. Thus, PA promotion, traditionally addressed by the sports and exercise sector, is now being targeted intersectorally, including public health and policy. Developments in evidence regarding the physical and mental health benefits of even light PA, for short periods of time, have facilitated the publication of solid guidelines, but challenge remains on how to promote it. The majority of the evidence uses behavioral-change models typically used in the field of health psychology, applied to all sets of ill-health behaviors. However, given all the specificities of PA related behaviors (not confined to structured exercise), and their potential to be inherently intrinsic for one side, and automatically activated on the other, new approaches and models need to be further explored and tested. This paper aims to reflect on how the advances in exercise psychology and their intersection with health psychology can contribute to public health efforts on addressing the physical inactivity pandemic, while exploring examples from micro and macro level approaches, including an overview of PA promotion models in health care settings and the potential of digital tools in this field.

The psychological aspects of electronic sports: Tips for sports psychologists

SAMUEL GARCÍA-LANZO, IVÁN BONILLA  and ANDRÉS CHAMARRO

Professional competition in the field of videogames, known as electronic sports (esports), is rapidly growing and sport psychologists are considering provid- ing support to optimize performance. However, psychologists doubt whether esports is an activity of their competence and players (gamers) and coaches know little about how psychologists can help them optimize their performance. The aim of this article is to bring information related to esports and to how sports psychology applies to the context of competitive gaming. The paper begins with an overview of video gaming, tracing the evolution from the first recreational games to the international competitions of today. The article goes on to define esports and to discuss the extent to which they can be considered sports. Next, the article discusses the role of the sport psychologist in esports and offers an overview of the psychological issues worthy of special attention in this field. In addition, the article presents a career model applied to esports. Finally, the authors provide some reflections on the psychological factors involved in esports, highlight the possible roles of sport psy- chologists, and suggest possible directions for future research and interventions.

Is culture a (still) useful category of psychological and social analysis?

MICHAEL MCDOUGALL, TATIANA V. RYBA and NOORA J. RONKAINEN

The need to centralize culture in research and practice is now well-established in sport psychology and spans different genres of our discipline. Yet, in spite of some precious gains made in the last decade, the culture concept and the uses of it in sport psychology have already arguably become limited and stifled. Setting this observation within historical patterns of culture study witnessed in other disciplines (e.g., anthropology, cultural studies, organizational management), we offer a theoretical critique that outlines the possibility for the death of culture as a meaningful concept in Organizational Sport Psychology and Cultural Sport Psychology. Subsequently, we argue for the continued usefulness of culture and, how, in spite of many infirmities, it remains an essential concept for the analysis of psychological and social life. For culture to remain intellectually vital in these analyses (and in the development of competent cultural practice) though, it must be positioned differently, and with more theoretical variety and rigor. To support our arguments, we close with 5 (not exhaustive) recommendations that can help to secure the future of culture in sport psychology.

Sport performance interventions: Evaluating past strategies and providing future recommendations

CHRISTOPHER MESAGNO, DENISE M. HILL, KARL STEPTOE  and DANIEL J. BROWN

The purpose of this review is to highlight the emergence and development of psychological interventions that facilitate optimal performance, and propose future directions for applied sport interventions. Within the past 40 years, educational and alternative psychological skills training (PST) strategies (e.g., self-talk, relaxation) have been proposed, and researchers have shown they can be effective in facilitating athletic performance. However, such PST interventions largely promote the removal (or reduction) of unwanted psychological experiences. In contrast, researchers have offered contemporary approaches whereby athletes should be encouraged to increase their capacity to experience unwanted feelings, cognitions, or intentions, rather eliminating them, to increase psychological flexibility for optimal performance. We review this literature and offer future research directions that focus on the use of technology, on-line sport psychology consultancy, and consideration of post-performance assessments, as methods to improve future PST intervention delivery.

Coaching with virtual reality, intelligent glasses and neurofeedback: The potential impact of new technologies

THOMAS SCHACK, JOHN ELVIS HAGAN JR. and KAI ESSIG

The last decades have seen new sport technologies become increasingly important for recording, analyzing, and optimizing athletic performances. Combined with valid and defined diagnostic methods, these techniques have opened new perspectives and opportunities for an individualized and context-sensitive action support for training, competition, daily living management and communication. New technologies do not only allow athletes to reach better training results in a less amount of time, but also allow coaches to get more insights on training processes with more effectiveness. This contribution provides an overview of recent technological advancements in sport psychology and highlights their key characteristics as well as useful applications. Techniques that enrich the physical environment of athletes, such as virtual, augmented, and mixed realities are described with modern and mobile output devices like intelligent glasses. Additionally, explanations on attentional, auditory, and brain-related technologies such as neurofeedback that can help improve the cognitive processes of athletes, and serve as diagnostic and training tools are provided. The contribution concludes with a discussion on the ethical and practical implications of these new technological approaches for sport psychology from a broader perspective.