La parabola di Pistorius da eroe a omicida

In questi anni lo sport è stato spesso fonte di illusioni e delusioni, perchè la piaga del doping e della corruzione hanno determinatola caduta di tanti campioni, evidenziando un mondo in cui spesso l’idea di “vinca il migliore” l’avevano solo gli appassionati mente i diretti interessati, gli atleti, sapevano che non era vero, perchè qualcuno  stava truccando il gioco. Ieri  a questo quadro negativo si è aggiunto un nuovo e terribile episodio che riguarda l’uccisione a colpi di pistola da parte di Oscar Pistorius della sua fidanzata, Reeva Steenkamp. Ha sparato ben quattro colpi pensando che fosse un ladro che era entrato in casa.  Da dove nasce questo istinto omicida? Perché non si sparano quattro colpi se non si vuole uccidere e lui lo ha fatto al primo sospetto; ha sparato per ammazzare, non certo per spaventare il presunto ladro. I casi di femminicidi non arrivano inaspettati, all’improvviso, ma sono preceduti da una serie di comportamenti che costituiscono altrettanti segnali di rischio e quindi possono essere analizzati e riconosciuti per mettere in moto meccanismi di prevenzione e protezione. Pistorius era molto geloso e vi sono racconti sui suoi comportamenti alterati quando è ubriaco, ma sinora non erano stati considerati così rilevanti da potere essere considerati come predittori di quanto è avvenuto. “E’ uno sport che si decapita da sé”, ha scritto Emanuela Audisio. Pistorius è finito ma è stato l’artefice del suo destino e si è  rovinato con le sue mani, mentre Reeva Steenkamp ha perso la vita per niente, a causa di un uomo che non ha voluto autocontrollarsi.

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